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CAMPIONATO DI SERIE C2 1993-1994


Classifica
Crevalcore 65, Ospitaletto 60, Legnano 59, Olbia 58, Novara 51, Pavia 48, Lmezzane 46, Solbiatese e Tempio 44, Lecco 43, Torres 40, Pergocrema 38, Cittadella e Giorgione 37, Aosta e Trento 35, Centese 33, Vogherese 28


Presenze
Acquali, Brivio e Zuntini 32, Limonta e Schwoch 31, Barbieri, Beretta e Ogliari 28, Del Monte 27, Giannini 26, Uberti 25, Calemme 21, Froio 19, Cardone 16, Steffani 14, Angeretti 10, Boscia e Grassi 8, Bufardeci e Gusmini 5, Sirtori e Manna 3, Roveda 1


Reti
Schwoch 12, Zuntini 5, Acquali 4, Froio 3, Barbieri, Giannini e Uberti 2, Beretta e Ogliari 1. Più autogol di Bonomi (Vogherese)


Risultati
Pavia-Centese-2-1 (Schwoch, Ogliari)
Vogherese-Pavia-0-2 (Schwoch, Bonomi aut)
Ospitaletto-Pavia-1-1 (Giannini)
Pavia-Lumezzane-0-0
Novara-Pavia-0-0
Pavia-Giorgione-3-0 (Schwoch, Zuntini, Froio)
Tempio-Pavia-1-1 (Schwoch)
Pavia-Solbiatese-1-0 (Schwoch)
Legnano-Pavia-1-0
Pavia-Olbia-2-1 (Schwoch 2)
Aosta-Pavia-0-0
Pavia-Torres (Acquali, Beretta)
Pergocrema-Pavia-0-2 (Acquali, Barbieri)
Pavia-Lecco-0-1
Trento-Pavia-1-1 (Barbieri)
Pavia-Cittadella-1-0 (Giannini)
Crevalcore-Pavia-0-0
Centese-Pavia-1-1 (Acquali)
Pavia-Vogherese-5-1 (Zuntini 2, Schwoch, Frioio, Uberti)
Pavia-Ospitaletto-1-3 (Schwoch)
Lumezzane-Pavia-0-0
Pavia-Novara-0-1
Giorgione-Pavia-1-0
Pavia-Tempio-2-0 (Uberti, Froio)
Solbiatese-Pavia-1-0
Pavia-Legnano-0-1
Olbia-Pavia-1-0
Pavia-Aosta-2-2 (Zuntini, Acquali)
Torres-Pavia-2-1 (Schwoch)
Pavia-Pergocrema-0-1
Lecco-Pavia-0-0
Pavia-Trento-1-0 (Schwoch)
Cittadella-Pavia-0-0
Pavia-Crevalcore-2-1 (Zuntini, Schwoch rig.)

Riepilogo del girone dall'almanacco del calcio: 1 - 2

Stefan Schwoch

Pavia-Foggia-1-0, amichevole precampionato

 

 

(29-02-1994)
Ma per il pallone non si può morire
Gennaro Bozza
Non si può morire di calcio. Il giorno dopo il suicidio del giovane ultrà del Pavia si cerca di
decifrare e di comprendere un gesto tanto drammatico e assurdo. Luca Bonizzoni aveva 19 anni ed
era senza lavoro. La Domenica era stato denunciato dalla polizia a causa dei disordini durante la
partita di calcio Pavia-Lecco. Ad infiammare i tifosi un fatto banale: uno scatolone lanciato dietro
la porta. In seguito ai tafferugli per sei giovani, fra cui Luca, era stato proposto il divieto di recarsi
allo stadio fino al 31 dicembre 1994.
Una condanna non troppo severa e neppure formalizzata. Ma è bastato il timore di non poter
assistere alle imprese della squadra del cuore a far scattare nella mente del ragazzo il piano di
morte. In preda a una disperazione intollerabile ha scritto di non farcela a sopportare la
punizione, si è definito un perdente e si è ucciso ingoiando tre scatole di tranquillanti.
Difficile dare un'interpretazione: chi parla di mancanza di valori e di punti di riferimento, chi di
scarse prospettive per i giovani, chi di fanatismo esasperato. Forse un po' tutte queste cose
insieme. Una risposta non c'è. Non la trovano gli sportivi. impressionati e stupiti. «Non si può
perdere la vita per il calcio - commenta Roberto Baggio - ci sono valori molto più importanti del
pallone. Questa è una tragedia, ma non si può morire perché non ti fanno andare allo stadio».
Attonito anche l'allenatore del Milan, Fabio Capello. «Ho la tristezza nel cuore per un ragazzo
che lascia questo mondo. Mi sembra una cosa incredibile, irrazionale che deve far riflettere tutti
noi. Suicidarsi per un motivo sportivo... no, non posso pensare che sia vero. Lo sport - conclude -
dovrebbe dare la vita, non toglierla».
Non riesce a darsi una risposta Giusy Achilli, presidente del Pavia. «Sono agitata, sconvolta,
come tutti i giocatori e il resto del gruppo: è assurdo che a 19 anni si possa pensare di non avere
prospettive. A quanto ne so Luca era un ragazzo tranquillo, di certo non figurava fra i più
scalmanati, non penso neppure che abbia avuto responsabilità nell'episodio di domenica. Amava
svisceratamente la sua squadra che, nonostante un eventuale divieto, avrebbe comunque potuto
seguire durante gli allenamenti. Credo - continua - che l'episodio in cui è stato coinvolto sia stata
la classica goccia che fa traboccare il vaso. Sicuramente il ragazzo aveva dei problemi, ma ciò non
spiega nulla ugualmente. Ho un figlio di 17 anni e questo mi strazia ancora di più: molti ragazzi
oggi non hanno punti di riferimento e non vedono un futuro».
Non credono ad un rapporto causa-effetto tra divieto e suicidio neppure i sociologi. «Il suicidio
non ha mai un'unica causa - spiega Alessandro Cavalli, autore dei rapporti sui giovani dello IARD
- non si può imputare alla proibizione di andare allo stadio la conseguente decisione di uccidersi.
Se l'assenza dagli spalti è un evento che indebolisce l'immagine di sé, è vero che alla base
sussistono altri fattori: familiari, scolastici, affettivi. Probabilmente è stato tolto ad una persona in
stato di depressione acuta un elemento di compensazione per lei importantissimo: qualsiasi
dispiacere può diventare enorme in situazioni particolari, presentarsi, insomma, come fattore
scatenante». «Del resto - prosegue - anche fare il tifo allo stadio ha una funzione, è un momento
in cui si rafforza l'appartenenza al gruppo. Inoltre, Pavia non è una città che offre momenti di
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aggregazione: in provincia i suicidi dei giovani sono molto frequenti. All'origine c'è la solitudine.
A questo si aggiunge il fatto che durante l'adolescenza si possono manifestare crisi d'identità».
Mauro Mancia, neurofisiologo dell'Università di Milano e membro della Spi, dà una lettura
psicanalitica: «Non sappiamo perché si è organizzata una parte distruttiva, certo è che nel
momento in cui è chiuso il canale del suo fanatismo e della sua distruttività verso l'esterno il
ragazzo ha girato la violenza verso se stesso»
Sulla drammatica vicenda si è espresso anche l'Osservatore Romano, che ha parlato di una
«cultura senza valori». «Ogni essere umano che rifiuta il dono della vita, che cerca nella morte la
soluzione dei suoi drammi, ci interpella e ci coinvolge», si legge sul quotidiano del Vaticano. «Una
volta - ricorda - erano la famiglia, la scuola e la parrocchia i pilastri formativi dei giovani. Oggi,
non solo tra quelle entità non c'è l'accordo necessario, ma nella vita dei giovani - conclude il
giornale - si sono inseriti prepotentemente agenti dissacranti che creano soltanto il vuoto, la
cultura senza valori»

 

 

 

Giusy Achilli abbandona il Pavia Calcio

PAVIA . Giusy Achilli, dopo sei anni di presidenza, lascia il Pavia, che milita in serie C.2 di calcio, e di conseguenza non ha iscritto la squadra al campionato. Fra le motivazioni delle dimissioni . e' detto in un comunicato . il divieto posto dalla normativa federale che non consente a membri della stessa famiglia di possedere partecipazioni rilevanti in piu' societa' (il marito di Giusy Achilli e' amministratore delegato del Livorno), i mancati "riscontri positivi" nella ricerca di "nuove energie" per proseguire l' attivita' calcistica a Pavia, nessun contatto concreto con le autorita' cittadine.

Pagina 42
(19 luglio 1994) - Corriere della Sera

 

 

Pavia, una citta' nel pallone dopo l' addio di Lady azzurra

dopo l' abbandono di Giusy Achilli dalla presidenza del PAVIA CALCIO appello anche del sindaco Jannaccone per salvare la squadra dalla retrocessione nei campionati dilettanti

Appello anche del sindaco Jannaccone per salvare la squadra di calcio
Quale futuro si prospetta per il Pavia Calcio? L' addio di Giusy Achilli, dopo sei anni di presidenza, solleva inquietanti interrogativi sul futuro del glorioso sodalizio azzurro. Se entro il 29 luglio qualcuno non presentera' una fidejussione bancaria di 400 milioni, saltera' l' iscrizione alla serie C2 e il Pavia scivolera' malinconicamente tra i dilettanti. Un rischio concreto: una triste prospettiva che puo' essere scongiurata solo dall' arrivo di un nuovo proprietario, il quale al momento non e' facilmente identificabile. Anche il sindaco Rodolfo Iannaccone Pazzi e' preoccupato per le sorti degli azzurri. "La signora Achilli . spiega il primo cittadino . me ne aveva parlato tempo fa, spiegandomi che avrebbe incontrato piu' di una difficolta' a proseguire nell' attivita' sportiva. Mi impegnero' in prima persona per cercare qualcuno che possa prendere il suo posto. Il Pavia e' un bene comune dei pavesi: sarebbe un peccato lasciar cadere la squadra tra i dilettanti, anche perche' abbiamo uno stadio all' avanguardia che tutti ci invidiano". L' addio della "Lady azzurra" era nell' aria da tempo. Lunedi' scorso se n' e' avuta la conferma ufficiale. "Sono stata costretta a lasciare . spiega Giusy Achilli . per una precisa norma federale che non consente che due coniugi siano nello stesso tempo presidenti di due societa' che militano nella medesima categoria (il marito Claudio e' infatti presidente del Livorno, che partecipa al girone B di C2). Ma le ragioni sono anche di altra natura. La situazione finanziaria della mia famiglia non mi consente piu' di prendere impegni. L' avevo detto da tempo: da sola non potevo piu' proseguire. Avevamo bisogno dell' aiuto di imprenditori e amici ai quali stiano a cuore le sorti del Pavia Calcio". In citta' circolano gia' voci sul possibile prezzo d' acquisto della societa' di via Alzaia. "Le trattative sono sempre private. Posso solo dire che chi acquista il Pavia diventa proprietario dei cartellini dei giocatori, di tutte le strutture attualmente esistenti e del settore giovanile". Ma Giusy Achilli non potrebbe comunque presentare la fidejussione necessaria all' iscrizione per consentire al Pavia di salvare il diritto alla C2? "Non avrebbe significato. Io non saro' piu' la presidente, ne' e' mia intenzione rimanere proprietaria della maggioranza con un altro presidente. Non faccio nessuna cifra: dico solo che la gestione del Pavia per una stagione in C2 si aggira sul miliardo. Sarebbe assurdo che senza la famiglia Achilli il calcio debba scomparire. Se il Pavia e' un bene di tutti i pavesi che qualcuno si faccia avanti prima del 29 luglio". L' addio di Giusy Achilli e' accompagnato da un inevitabile sentimento di amarezza. "Mi dispiace, e' inutile negarlo. Voglio precisare che il mio non e' un arrivederci: e' un addio definitivo. La vita non termina qui. Presto mi iscrivero' alla facolta' d' architettura realizzando un mio vecchio sogno". Se il calcio in riva al Ticino non vive momenti felici, qualche speranza in piu' la si puo' nutrire per il basket. Fino a poche settimane fa sembrava ormai certa la fine della pallacanestro a Pavia. Invece, Barbara Bandiera (per 9 anni presidente, oggi procuratore generale della societa' ), e' riuscita, quasi miracolosamente, ad agganciare un gruppo di imprenditori romani e milanesi garantendo anche per la prossima stagione la partecipazione alla serie A2 maschile. Si profila un campionato di vertice intanto per il Basket Pavia, che partecipera' al pool B della serie A 1 femminile.

Repossi Sandro
Pagina 42

(20 luglio 1994) - Corriere della Sera

 

 

 

Calcio, Pavia non retrocede. l' ultimo miracolo di Giusy

La presidentessa iscrive la squadra in C2: "Ora vendo"

PAVIA . Solo in extremis la presidentessa del Pavia calcio, Giusy Achilli, ha commpiuto l' ultimo miracolo: "Ho iscritto la squadra in C2, adesso potro' pensare alla vendita della societa' con piu' calma". Le ultime quarantott' ore sono state tra le piu' rocambolesche che la storia del sodalizio biancazzurro ricordi. Quella che segue e' la cronistoria di due giorni, gli ultimi, caratterizzati da un susseguirsi di emozioni di segno contrapposto. Giovedi' mattina, in un clima mesto, si discute di come possa Pavia scomparire dal calcio professionistico. Si' , perche' questa fine e' ritenuta praticamente certa. I coniugi Achilli (proprietari del 97 per cento delle quote) hanno a piu' riprese dichiarato di essere impossibilitati a rimanere alla guida del Pavia per via di una norma federale che non consente ai componenti di uno stesso nucleo familiare di tenere partecipazioni in piu' societa' professionistiche. Claudio non vuole (o non riesce) a cedere il Livorno, la moglie Giusy, presidente azzurra, e' con le spalle al muro. Inoltre ci sono notevoli difficolta' finanziarie legate all' attivita' imprenditoriale della famiglia e l' assenza di potenziali acquirenti. Il tutto a poche ore dalla scadenza dei termini per l' iscrizione. Quindi, il primo colpo di scena: Giusy Achilli afferma di aver finalmente intavolato una trattativa: con Walter Rampini, imprenditore pavese gia' in possesso di una quota di minoranza (il 2 per cento), il quale agisce in nome di una cordata che comprende, oltre a lui, Gianni Licardi e Franco Bardelli, con il Comune a mediare il tutto. Sembra fatta. In quattro e quattr' otto. Tanto che lady Giusy dichiara (ore 13): "Il Pavia e' salvo, in C.2". E' fatta, sparano i giornali. Poi, nella tarda mattinata di ieri, la doccia gelida: "Non se ne fa piu' niente!". La delusione e' totale. Viene chiesto ad Achilli se abbia almeno intenzione di iscrivere la squadra nei Dilettanti (ore 17.30). La sua risposta: "Mi sa proprio che faremo un bel regalo a Pavia, iscrivendo la squadra in C.2...". Poi Achilli passa e chiude, inutile ogni tentativo di rintracciarlo. Dopo le vacanze probabilmente potremo conoscere la seconda puntata del "giallo".

Repossi Sandro
Pagina 32
(30 luglio 1994) - Corriere della Sera