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CON PAURA HO RIVISTO NUVOLARI

Repubblica — 11 agosto 1985 pagina 25 sezione: SPORT
Lunedì 5 agosto SONO tutti entusiasti per la probante vittoria di Alboreto sul Nuerburgring. Qualcuno ricorda Tazio Nuvolari, la bazza spianata su un volante che fa trottolare la piccola Alfa tra i giganti tedeschi: una immagine rubata al Medio Evo e alla Cina: i draghi che sputano fuoco (der Draken alte Brut!) e il cavaliere mantovano che tra loro caracolla schivandoli e rintuzzandoli a colpi di lancia. Gli occhi bovini di Tazio erano tristi e a volte disperati. Io ricordo quelli soli. Veniva a trovarmi con una moglie bionda e formosa che non osava mai aprire bocca. Gli erano morti entrambi i figli e la signora si sentiva in colpa. Tazio pregava per disperazione e correva con la speranza di morire senza che il diavolo potesse arroncigliarlo per un sacrilego suicidio. Non è mai riuscito a morire per intervento del destino. Tutto dipendeva dalle sua mani di ferro e dal suo occhio di falco. Il meccanico si rannicchiava nell' abitacolo guardando atterrito i suoi piedi. Tazio si avventava alla curva gridando: "Vo foeura, vo foeura!", ma per intima onestà si impegnava tanto da restare in istrada, e così non moriva per suo amaro dispetto. Bene: Alboreto mi ricorda Nuvolari: i suoi occhi sono tristi e come presaghi; la facies è del lombardo mescolato con i liguri antichi. Quando apprendo che sua madre viene dal Libano, non posso dirmene sorpreso: sempre di mediterranei si tratta. Il personaggio è un felice miscuglio di sangui che all' auto hanno già dato ingenti contributi. Come rifletto su questo dato di fatto, mi appare la faccia cordiale e arguta di Ciccio Ascari. Suo padre Antonio aveva già vinto al Nuerburgring quando si presentò con la Ferrari di allora, tanto simile ai giocattoli di Natale. Un grand' uomo tedesco che dirigeva il circuito lo accolse con paterna bonomia (si ricordava certo di suo padre). Nessuno sa essere paterno e protettivo come i tedeschi nei confronti di noi padani. Il grand' uomo offre da bere a Ciccio e incomincia a esprimergli il suo stupore per l' improntitudine di Enzo Ferrari, che manda ragazzini a correre su quelle proibite altalene del Nuerb. "Dovrai accontentarti - gli dice - di fare utile esperienza. Forse non finirai la corsa (le mani di Ciccio frugano in fondo alle tasche dei pantaloni), in ogni caso non dovrai sentirti umiliato di perdere: è quasi un dovere dei giovani subire certe lezioni su questo circuito avventurato e forse stregato. Sii prudente, pensa a tuo padre, ricordati dei miei consigli". Ciccio sa vivere e non è affatto sbruffone: è milanese schietto ma si è accontentato per l' occasione di toccar ferro dove consente la nota presunzione italiana. Ringrazia il grand' uomo e si limita a dire che farà del suo meglio in memoria del padre. "Bravo figlio!" lo approva il grand' uomo tedesco. Il domani si fanno le prove e Ciccio si sbizzarrisce a riconoscere le curve e le critiche impennate della pista cui presiedono le streghe. Poi ha luogo la corsa e Ciccio sbaraglia tutti. Il grand' uomo ha il buon gusto di non farsi vedere alla premiazione. In un lampo dal suo sguardo Ciccio Ascari ha l' impressione di cogliere stupito livore. La presunzione dei tedeschi ci consola spesso di vivere... Vista la partenza di Alboreto ho spento in gran pressia la tivù. Ricordo un' immagine confusa di narvali affannati a superare la rapida di un fiordo. Poi dai flutti emerge il rosso grillotalpa di Alboreto. Johansson tiene la corda. Alboreto si avventa e poi frena bruciando un mezzo palmo di gomme fumanti (la nuvola è da fumetto scherzoso: che la morte affili la sua falce con una cote stridente nessuno afferra). Johansson lavora all' estero: a suo modo, è un emigrante: e dunque zitto ha da stare. Alboreto urta la sua ruota posteriore destra e perigliosamente rimedia il passo. Qui chiudo la tivù con viltà pari alla pena. Penso a don Giovanni, il vero patron della Ferrari, e a don Enzo, il simbolo: con tutta l' ammirazione di cui mi onoro, mi mando bellamente sull' ostia. Franco Vaj ed Emilio Baldassarre mi stanno seducendo con un soffritto nel quale i muscoli affogano dolcemente. Sento che un giorno dovrò scrivere anch' io le mie rozze "Odas elementales". Pablo Neruda cantò il grongo, che era il solo cibo cileno per me non ributtante. Io sforzerò le meningi a seguire le estasi del palato. Avrò pace la sera solo quando saprò che Alboreto ha spruzzato champagne sulla faccia di tutti (e naturalmente alla mia). Martedì 6 agosto Il mio amico Pierin Dardanello mi riempie di orgoglio quando capisce che l' intervista di Bernardini con Edoardo II Agnelli merita l' intera prima pagina. Don Edoardo incrocia principesse Sioux con principesse Caracciolo. Dà l' impressione di aver pelle trasparente. Non lo avevo mai visto: ricordo solo di aver sentito dire da suo padre che avrebbe potuto presiedere la società bostoniana di football, non quella juventina di soccer. Comunque si mettano le cose, è fin troppo evidente che quattordici anni di fedeltà bonipertiana sono entrati a far parte della storia. E' vero infatti che Gian Pier ha seguito il consiglio degli amici, che lo esortavano a mollare finalmente presa: ha lasciato capire che era stanco. Don Edoardo II ha confessato allora di essersi proposto come sostituto a un padre abbastanza seccato e forse desideroso di nuovo. Non chiaro il rimpianto di Boniek, tante volte trattato dal padre con ironia garbata e no: facendolo fuori, non si è voluto rendere omaggio al gran patron? O invece si deve pensare che sia intervenuta Solidarnosc sulla mancata vittima di Agca? In effetti don Edoardo libera un ballon d' essai in un ciel gremito di shrapnels. Dalla Spagna, lo raggiunge la voce lievemente seccata del padre. Che succede? L' avvocato Chiusano indice una abilissima conferenza stampa dalla quale risulta che Edoardo II non figura nemmeno fra i consiglieri della Juventus. Boniperti gode la piena fiducia degli Agnelli: verrà rieletto per almeno tre anni alla prossima assemblea d' autunno. Su un quotidiano che non è torinese, la galeotta notizia attesa dai suoi amici: Boniperti ha letto "Tuttosport" ed ha immediatamente presentato dimissioni scritte. Ha dovuto telefonargli don Giovanni II per farlo recedere. Gli Agnelli sono avvezzi a gestire i propri affetti evitando il ridicolo imbarazzo di farne parte agli estranei. Finite le vacanze, se ne dovrà riparlare. Don Edoardo II, ad ogni modo, non si è espresso a nome di Felice Rebaudengo. Mercoledì 7 agosto Il 6 agosto si ricorda lo scoppio della prima atomica ad Hiroshima. La gente finge di pensarci con paura. Escono dal computer i calendari dei campionati di calcio A e B. Il derby milanese cade solo a dicembre. Qualche mese di vita l' abbiamo ancora. Giovedì 8 agosto Brasileiro Socrates torna in Brasile. La Fiorentina perde qualche miliardo e Socrates qualche centinaio di milioni. Il brasiliano si qualifica come aspirante deputato di immancabile avvenire: infatti, tutto quanto dice è gustosamente lontano dalla realtà, però non proprio falso come qualcuno potrebbe pensare. Socrates deve aver capito tutto del nostro calcio ma, avendo anche sostenuto un esame di psichiatria, dimostra a parole di non averne capito quasi nulla: naturalmente, per colpa del nostro calcio. Venerdì 9 agosto Da Macerata, nuove allarmanti. Bagni ha vibrato un cazzotto al suo diretto ed umile avversario locale: l' arbitro ha dovuto espellerlo sotto gli occhi stupiti di Jonni, genio del luogo. Prima del protervo cazzotto, l' ineffabile Bagni aveva maltrattato il suo avversario al punto che dalla panchina maceratese sono intervenuti con sdegno. Bagni gli ha subito ingiunto che stessero zitti, morti di fame! Bagni ha poi tentato di picchiare i giornalisti, colpevoli di aver pubblicato il suo sgarro. Mi sono ricordato allora del sultano che, appresa la caduta di Damasco, ha sbudellato seduta stante il poveraccio che gli aveva recato la brutta notizia. Nel quartier generale del Napoli, indiscrezioni circa le dispute sui premi. Le richieste dei pedatori ammontano a un milione e mezzo il punto. Non si considera, per il momento, il premio scudetto. Italo Allodi sta facendo i bagni a Ponza, dove anch' io ho cercato invano di raggiungerlo per telefono: Marino deve averlo già informato su tutto. Io so ancora che Maradona ha assicurato Giordano che si può fare gol senza scavezzarsi a esplodere bombe: basta un tocchetto, però nell' angolo giusto. Qualcosa di simile avevo sentito dire da Meazza nei confronti di Piola: alla terza o quarta palla-gol sprecata contro la Francia (zero a zero nel 1937), el Peppin afferrò Silvione per un avambraccio e gli disse: così si fa! Aprì il palmo e lo fece avanzare piano, come se infornasse un panino. Piola deve avere scosso il capo. Per un lomellino pavese purosangue, un milanese è sempre un po' ciolla. Di far così (cioè di avanzare il palmo aperto) sono buoni anche i fotografi, deve aver ringhiato Silvione. Non ho idea di cosa dirà Giordano a Maradona. Il Milan esordisce a Parma con un probante 3-0 ottenuto senza l' apporto di Paolo Rossi. L' assenza del centravanti nazionale viene giustificata - dopo aver lucrato l' incasso - con il gonfiore del suo ginocchio sinistro, da molti anni privo di menischi. Risulterebbe invece che il Milan non abbia ancora depositato in Lega il contratto di Rossi e quindi sia impossibile far giocare un pedatore non in regola con la legge. A questo punto, qualsiasi illazione è possibile. L' Inter batte il Trento per uno sparuto gol di Fanna: il tiro, scoccato da lontano, è alquanto normale ma il portiere trentino manca banalmente la presa e la palla gli scappa in porta. Quasi nessuno dell' Inter si impegna seriamente. Alla fine, Castagner annuncia che anche lui farà la zona. Come è bello tutto ciò. Eriksson assegna i gradi di capitano ad Ancelotti, le cui ginocchia sanno ormai tutto della vita. Pruzzo ha segnato due gol a Charleroi ma ne ha segnato uno anche Graziani, a lungo scambiato per il conquistatore dell' Oasi di Cufra. Sabato 10 agosto Il Verona esordisce in Olanda e perde 2-0 con l' Ajax. Giuliani resiste un' ora buona da campione: poi crolla. I cronisti di buon cuore parlano dell' intesa non ancora perfetta fra Di Gennaro e Vignola; dell' insolito tran tran briegelliano e dell' irreparabile assenza di Larsen. Il solo Galderisi, pestato a sangue, non se la cava di punta, alle prese con i feroci olandesi. Aspetto di sapere cosa ne pensa Bagnoli. Non credo che sia entusiasta di come si stanno mettendo le cose. - di GIANNI BRERA