IL CULTO DI BACCO QUI E' UNA COSA SERIA, NON OFFEDENTECI...
Repubblica — 10 agosto 1985 pagina 36
NATO in antica provincia di vino (mille anni prima che giungessero i romani,
educavamo la vigna dalle mie parti), mi sono sentito a dir poco offeso dalla
truffaldina disinvoltura dei tedeschi in materia di chimica. Nè stupisco che
siano stati i primi gli austriaci a fare marrone. Diceva di loro quel genio
puzzone di Bismarck che costituivano l' anello di congiunzione fra l' animale e
l' uomo: e il sospetto è che l' anello fosse precisamente fra i tedeschi e
noi... Qui tuttavia si parla di offesa al nostro culto bacchico, di una
demoniaca posizione scelta fra i superalcoli per dare profumo fruttato e
consistenza al vino. Come sentivo - perchè lo sentivo - che il bianco fosse da
guardare, fiutare e bere sempre con il debito sospetto! Adesso mi godo il
meritato trionfo rivolgendomi per la spiega a quello che considero il più severo
dei produttori di Barolo, tanto amico, e da tempo, che lo chiamo scherzosamente
Giacomino Oddero della Margherita, e perdono suo fratello Luigi perchè è... solo
enologo. Telefono, e la sorpresa, alla Morra, mi viene dalla giovanissima
Cristina, figlia di Giacomo, regolarmente laureata in Agraria e affiancata a zio
Luigi per dare nuova consistenza umana alle sofferenze enoiche degli avi. Prima
domanda: "Che cosa è in effetti l' additivo dei tedeschi?". "Un alcole
superiore, bivalente: nella sua formula chimica, due gruppi ossidrili (tipici
degli alcoli). Si chiama glicoetilenico oppure butilene glicole. Si trova
"naturalmente" nei vini rossi, però in quantità minima: proviene da una
deviazione secondaria della fermentazione alcolica: nella sua formula ricorda
molto la glicerina: tutti i vini rossi esprimono rotondità e anche velluto
proprio attraverso la glicerina. "L' antigelo conferisce aroma al vino bianco
giovane: ma se è in dose eccessiva appesantisce irreparabilmente. I tedeschi e
gli austriaci avevano bisogno di sostenere i loro vinelli clorotici: e con una
buona spanna di pelo sullo stomaco hanno aggiunto del tossico ad ogni bottiglia.
I giapponesi, pur così minuziosi, hanno sicuramente preso abbaglio con i vini
italiani: quella minima percentuale di glicoetilenico era espressa dalle
fermentazioni naturali. Figurati se un Barolo ha bisogno di quelle miserevoli
stampelle! Il Barolo è un re e il Barbaresco un principe (gli Oddero non mollano
sulla tradizione, ma il Barbaresco che personalmente li ho sfidati a produrre è
di classe non inferiore al Barolo)". Finisce Cristina: "Non credo nemmeno a
frodi minime per il nostro vino: non arriva fino in Giappone un Barolo
inventato, e ancor meno un Barbera, un Dolcetto". Penso anch' io a una balla, a
una volgare fotta dei chimici giapponesi. E stento pure a credere che il
Giappone acquisti da noi vino comune: val la pena di portarlo così lontano per
bere, se non male, mediocre? Barolo e Barbaresco, invece, reggono a qualsiasi
confronto mondiale: e se i chimici si allarmano per equivoco, non dobbiamo
temerlo noi. A patto, si capisce, che lo spirito furbastro dei vinattieri non si
aggiunga all' alcole naturale del vino religiosamente prodotto sul sacro altare
della vigna. I vinattieri poco onesti sono sempre chimici da strapazzo: loro
sanno bene quel che bevono, in quanto pretendono rispetto dai coltivatori onesti
che li servono: ma agli altri propinano vini che ne disonorano il culto. Con l'
antigelo, il colpo inferto ai vini renani ed austriaci minaccia di lasciare la
botta per molti anni. Liebfraumilch di Germania ed un Gumpoldkirke dei dolci
colli viennesi costituivano per me una piacevole eccezione: oggi, pensando al
fottuto antigelo, mi fermo insospettito agli spumanti del mio Oltrepò e di
Francia Corta: tutto il resto... è rosso vellutato e rotondo come piace a chi ne
porta da secoli, anzi da millenni!, il commosso ricordo nel sangue. - di GIANNI
BRERA