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DA PASCUTTI A PLATINI ADESSO VI RACCONTO L' EUROPA DEL PALLONE

Repubblica — 10 giugno 1984 pagina 36 sezione: SPORT
PARIGI - A partire dal 12 giugno, martedì, la cara zia Francia organizza il VII Campionato d' Europa (dizione esatta: Coppa delle Nazioni d' Europa) e noi di Repubblica siamo qui fin da oggi per seguirne le quindici partite in programma. Come è già stato detto, le finaliste sono otto, divise in due gironi; teste di serie sono state la Francia e la Germania Occidentale. Giocano con la Francia il Belgio, la Danimarca e la Jugoslavia; con la Germania, il Portogallo, la Romania e la Spagna. Sono rimaste a casa l' Unione Sovietica, l' Italia e la Cecoslovacchia, che pure figurano in libro d' oro, oltre all' Inghilterra, da tempo incapace di formare una Nazionale all' altezza delle squadre di club, quasi tutte farcite di stranieri. E' assente anche la Svezia, che le aveva date sode all' Italia ma non ha avuto poi sufficiente personalità per qualificarsi. Del resto, il girone dell' Italia e della Svezia era il più difficile, in quanto comprendeva anche la Cecoslovacchia e la Romania. Se questa edizione della Coppa Europa è miserella, la colpa maggiore è della Uefa, che non ha saputo pilotare il sorteggio con sufficiente realismo. Riconosco tuttavia che questo mio è senno di poi, perchè all' epoca dei sorteggi la testa di serie naturale era l' Italia campione del mondo, e noi sappiamo in quali maledette bassure sia finito il nostro calcio dopo le imprese di Barcellona e di Madrid. Prima di procedere ad un pronostico della imminente settima Coppa d' Europa, sarà bene riandare ai suoi esordi, datati 1960. Ha vinto quella prima edizione la forte squadra dell' Urss. L' Italia non vi ha partecipato: era ancora sotto choc per l' esclusione dai mondiali 1958. Alla seconda edizione, poi, si è insabbiata negli ottavi di finale, perdendo male a Mosca e pareggiando soltanto a Roma con l' Urss. La sconfitta subita in terra sovietica è stata molto sgradevole. Pascutti si è fatto espellere per uno sgambettone subìto ad opera del boia ufficiale russo, tale Dubinski. Pascutti stava andando in gol (i russi giocavano a WM, senza secondo terzino d' area) e Dubinski gli ha tirato un cinico sgambetto: il mattocchio furlano del Bologna si è rialzato come una furia e gli ha stretto le mani intorno al collo: l' arbitro polacco, figuriamoci, non aspettava di meglio per metterlo fuori. Allo scopo di informarmi sui sovietici avevo preceduto la Nazionale di una settimana ed avevo assistito ad Urss-Ungheria, finito se ben ricordo senza gol. I magiari cercavano Jascin da lontano pensando che avesse difetti di vista come Zoff (o come si supponeva che avesse Zoff, in patente difficoltà sui tiri lunghi). Saputo che ero a Mosca, il direttore di "Sovietski Sport" mi chiese una presentazione tecnico-tattica dell' Italia: scrissi l' articolo prevedendo (ma facevo pure illazioni) che Mondino Fabbri avrebbe giocato con due punte sole in attacco. I tecnici sovietici mi credettero sulla parola e si premunirono tatticamente. Lo seppe Mondino Fabbri, dopo aver perso, e si provò a deplorarmi, neanche avessi tradito la patria. Mi fu facile obiettare che, se si 04746 fosse degnato di tenermi irragionevolmente informato sulle proprie intenzioni, mai e poi mai avrei passato ai russi quella preziosa dritta. In effetti, andavano affrontati con due punte e un' ala di appoggio. I russi fecero presto a sistemare i nostri due attaccanti: Sormani ricevette un calcione in faccia dal succitato boia Dubinski e Pascutti venne provocato al punto che poi si fece espellere. Dei cinici russi ebbi modo di vendicarmi indirettamente per mezzo di Luisetto Suarez, capitano della Spagna. Luis rientrò in Spagna per la finale e indusse i connazionali a fare catenaccio: anzi, che dico!?, una solenne ammucchiata, non un semplice catenaccio. I sovietici si avventarono all' attacco dietro la propria natura e alla propria insufficienza tattica: Luisetto segnò un gol in contropiede e tenne gloriosamente la botta su quel vantaggio, esile ma sufficiente a lograr el triumpho. Nel ' 66, ricorderete, per noi fu Corea. In serpa alla dirigenza azzurra si trovò a restare solo Ferruccio Walkerhaegg, uomo accorto e fortunato. Il gironcino finale della Coppa d' Europa si disputava in Italia. Ospiti del nostro paese, la Jugoslavia, l' Inghilterra e la sempiterna Urss. Agli azzurri toccò di giocare a Napoli con i sovietici. Agli inglesi di giocare a Firenze con gli jugoslavi. Gli inglesi erano freschi campioni del mondo e avevano qualcosa che non dico sul labbro superiore. Gli slavi li misero sotto di prepotenza, picchiandoli pure come si meritavano, perchè quando gli inglesi perdono incarogniscono assai. Gli azzurri non cavarono neppure un golletto dai 120 minuti giocati contro i sovietici e vinsero poi con la monetina. In finale trovarono gli slavi malamente contusi e non andarono oltre l' 1-1. Nella ripetizione, trionfarono 2 a 0. Il gol segnato da Riva non era quel che si dice un modello di regolarità (in effetti era scattato prima dell' appoggio di non so più chi e venne a trovarsi chiaramente in fuorigioco). Il secondo gol venne inventato da Anastasi con un destro a mezzo volo che parve un picchio inopinato. Mazzola esordiva da interno: giocò a difesa e convinse De Sisti che fosse lui il suo partner migliore. Impressione mia è che fosse molto amico anche l' arbitro e che gli slavi, povera gente, fossero stati indennizzati ad usura. In questi schemi al buio era maestro il povero Artemio Franchi, gran centravanti al cospetto del signore. Nella quarta edizione fecero sfracelli i tedeschi. Gli azzurri non batterono il Belgio a San Siro e perdettero addirittura ad Anderlecht. Avevamo allora i due migliori centravanti del mondo, Riva e Boninsegna, ma nessuno riuscì a servirli con un po' di decenza. Mazzola ala destra di appoggio ricevette una dozzina di disimpegni dalla nostra solida difesa e tutti li sprecò o perdette iniziando il dribbling. Riva e Bonimba lo avrebbero accoppato ed io pure. Mia sensazione, che Mazzolino fosse livido di paura. Nel ' 76 brillava ancora l' estro delle cicale olandesi, che si ritenevano defraudate dai tedeschi ai Mondiali di Monaco. Presero una birra mai vista dai ceki, solidi e truculenti, ma soprattutto ben impostati sul piano tattico. I tedeschi, loro misero sotto gli slavi, che pure giocavano in casa, e andarono alla finale, come erano soliti: i ceki resistettero al loro forcing per 120 minuti: poi il giovane Hoeness sbagliò un rigore e Schoen fu molto bravo a consolarlo con un 04796 patetico abbraccio, ma il titolo europeo andò a Praga, non a Bonn. L' ultima edizione è stata organizzata in Italia nell' 80. Gli azzurri hanno battuto gli inglesi ma non gli spagnoli e neppure i belgi, che sono andati in finale con i tedeschi. I ceki hanno tolto il terzo posto agli azzurri battendo meglio i rigori, come è vero che infilare dagli undici metri è facile... se non si è del tutto spompati: evidentemente, gli azzurri erano più provati dei ceki e quindi hanno avuto minor merito di loro. Il sesto campionato europeo ha consentito a Bearzot di deplorarne il regolamento e di salvare la faccia. In effetti, non aveva perduto un solo incontro: però, non ne aveva vinti due! Poi sono venuti i Mondiali e Santa Rita da Cascia ha ispirato Argentina e i brasiliani a tutto nostro vantaggio. L' impresa di Bearzot è stata così sensazionale da mettere KO tutti quanti, noi compresi. I francesi hanno regalato a loro volta la finale ai tedeschi, i quali vi sono giunti in pezzi. Bluffavano molto facendo la faccia feroce: in verità erano a tocchi e noi ci siamo consentiti il lusso di batterli 3-1 sbagliando un rigore sullo a 0. In quasi 0 tutto il mondo si pensò che l' Italia avesse operato un furto con destreggio: nossignori!: gli avversari avevano semplicemente deposto la Coppa Mundial ai suoi piedi augusti, e l' Italia era stata assai abile nel farla sua. Poi, messa la Coppa sui francobolli in cassaforte, mesta rovina. La capziosa pistolaggine nazionale viene fuori come una echimosi. Si spalancarono le frontiere e si divertì l' avvocato, almeno lui. La Nazionale perdette smalto e prestigio. Oggi come oggi, siamo qui a vedere gli altri, tanto più bravi di noi. - dal nostro inviato GIANNI BRERA