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IL VALZER DELL'EMATOCRITO

Dal prof.  Dario D'Ottavio, responsabile del Servizio di Chimica Analitica e Controllo della Qualità presso l’Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini di Roma (Dipartimento servizi: direttore Dr. Mario Valenti), riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ma quanto può mai variare questo benedetto ematocrito al centro di tante polemiche nei processi doping in corso? È mai possibile che una persona sana possa passare da un valore attorno al 40% - 42% a picchi vicini se non superiori al 60%. E ancora: queste variazioni percentualmente così elevate sono ascrivibili a cause fisiologiche oppure no? E nel caso fossero attribuibili a cause patologiche quali sono le malattie che provocano un balzo così elevato? Purtroppo ancora una volta le informazioni che arrivano dai mass-media non aiutano a capire. Non tanto perché riportate in maniera non fedele, ma perché discordanti. E quando ad esprimere la discordanza con pareri diversi sono tecnici, esperti e addetti ai lavori, la confusione diventa totale.
Dunque, di quanto può variare l’ematocrito di un individuo sano quale dovrebbe essere un atleta? Abbiamo assistito nei giorni scorsi all'emergere di qualche elemento di contraddizione in seno agli esperti che hanno stilato per il pm Spinosa di Bologna una perizia sul materiale sequestrato (test ematici, cartelle cliniche relativi a molti rinomati campioni del ciclismo) durante l’inchiesta che ha portato ad una quindicina di richieste di rinvio a giudizio per somministrazione di farmaci dannosi per la salute. Perizia che non lascerebbe spazio ad interpretazioni: "le variazioni ematiche rilevate dai test sono tali – aveva prima spiegato, quindi ribadito uno dei componenti la triade di consulenti – da non essere attribuibili a fattori fisiologici, bensì all’assunzione di determinati farmaci". Non possono, cioè, essere giustificate in termini fisiologici, quindi possono essere in relazione con l’assunzione di farmaci e/o la pratica di tecniche dopanti. Una ipotesi che personalmente mi trova d’accordo. Ma, durante la prima audizione presso la Procura antidoping del Coni un altro dei componenti la triade di esperti, si è espresso in termini più possibilisti, affermando – a quanto riporta la stampa - che le variazioni relative ai parametri ematochimici (ematocrito, in particolare) relativi al materiale oggetto di indagine, potrebbero essere attribuite ad eventi fisio-patologici. Il che equivale ad offrire alla linea di difesa una comoda via d’uscita.

Dico subito che questa è un’affermazione ambigua. Che non mi convince affatto, e mi spinge a fornire elementi per chiarire il quesito: le variazioni sono attribuibili ad eventi fisiologici od ad eventi patologici? O a nessuno dei due, nel qual caso non resterebbe che l’alternativa del doping? Occorre distinguere. La questione va ben definita altrimenti si rischia di fare confusione, quindi disinformazione. Dal punto di vista scientifico, la percentuale di volume relativa alla massa corpuscolata del sangue (ematocrito) in un soggetto normale, ha una variabilità assai limitata che è compresa in un intervallo di più o meno il 5% rispetto al valore standard, comprensivo degli errori strumentali. Ovviamente tali dati sono relativi ad un individuo adulto, privo di patologie specifiche, che si alimenta in modo adeguato e che esercita una attività fisica costante nel tempo. Dato che queste affermazioni sono scientificamente corrette come è possibile ipotizzare che variazioni superiori al valore basale del 20%- 30%-40% e perfino 60%, possano essere attribuite a condizioni fisiologiche?

Ritenendo quindi l’ipotesi fisiologica scientificamente non corretta proviamo ad attribuire tale variazione a cause patologiche. L’ematocrito varia abnormemente a causa di una malattia.

Anche qui però si pone un quesito: la variazione dal valore standard è dovuta ad una diminuzione od ad un aumento della massa corpuscolata (ematocrito, ovvero volume percentuale dei globuli rossi)?

Se la variazione si identificasse con una diminuzione, la tesi risulterebbe plausibile, in quanto, esistono diverse situazioni patologiche (emorragie, itteri emolitici, etc.) che portano ad una deplezione della massa corpuscolata; la situazione, comunque, si normalizza con il cessare della patologia ed il valore dell’ematocrito ritorna ai livelli preesistenti (eccezion fatta per patologie gravi quali aplasia midollare, mielofibrosi, neoplasia etc.).

Se la variazione si identificasse con un aumento il discorso sarebbe diverso, in quanto tale aumento è associabile soltanto, come dicono i sacri testi ( "Wintrobe" Ematologia Clinica), ad una policitemia (aumento del numero dei globuli rossi ). Ecco come - secondo Wintrobe - sono classificate le policitemie:

1. Policitemia Vera (Morbo di Vaquez)

2. Eritrocitosi relativa

a) Emoconcentrazione (ustioni, shock, salite brusche a grandi altezze, sudorazione protratta, diarrea)

b) Eritrocitosi da stress (Sindrome di Gaisbock,variante normale?)

 

3. Eritrocitosi assoluta

3.1) Secondaria dovuta a diminuita ossigenazione tessutale (eritrocitosi da anossia)

a. Altitudine (Morbo di Monge)

b. Affezione polmonare (cuore polmonare cronico, sindrome di Ayerza)

c. Cardiopatie congenite

d. Sindromi da ipoventilazione (ipoventilazione alveolare primaria, Sindrome di Pickwick, forma di Ondine)

e. Emoglobine anomale congenite od acquisite (da farmaci e composti chimici)

3.2) Secondaria ad aberrante produzione di eritropoietina ( tumori, cisti renali, emangiomi etc.)

3.3) Eritrocitosi benigna

3.4) Eritrocitosi familiare

Vediamo allora quali di queste patologie potrebbero essere associate al caso in discussione. Escludiamo la policitemia vera che è una malattia irreversibile per cui il numero di globuli rossi, e quindi l’ematocrito, non torneranno più (a meno di terapie drastiche) ai valori standard, mentre negli atleti troviamo un andamento "ondulatorio" dell'ematocrito con picchi corrispondenti ai momenti di maggior impegno agonistico. Tra le eritrocitosi relative apparirebbe plausibile prendere in considerazione quella per sudorazione protratta e quella da stress. A mio avviso ambedue possono essere escluse. Nel primo caso i dati in questione, nella totalità dei casi esaminati non si riferiscono a test immediatamente successivi alla competizione, quando potrebbero verificarsi stati di disidratazione di un certo rilievo. Per il secondo caso (stress) la malattia è classificata tra le forme croniche (quindi l’eritrocitosi è protratta nel tempo), ha una incidenza molto bassa rispetto alle policitemie totali ed è diffusa in soggetti lievemente obesi e/o ipertesi .

Per quanto riguarda l’associazione di una delle patologie relative alle eritrocitosi assolute ad un atleta professionista in attività mi sembra talmente assurda dal punto di vista scientifico che non è degna di essere presa in considerazione. A meno di non ammettere che individui con importanti malattie possano disputare gare e competizioni ad alto livello.

Non parlo della terza ipotesi (quella relativa alla somministrazione di farmaci o alla pratica di metodi dopanti): lascio a voi le conclusioni. Ma, se la certezza dal punto di vista scientifico viene sostituita dal termine "statisticamente significativo" mi sembra plausibile affermare che non sia statisticamente significativo attribuire gli sbalzi in alto registrati (come riportano i "media") a condizioni fisio-patologiche.

Sempre in termini statistici se nel famoso archivio sequestrato a Ferrara fossero presenti dati relativi ad atleti di altre specialità sarebbe interessante e possibile effettuare un test per valutare se la differenza tra le loro medie è significativa: in tal caso si potrebbe affermare che una popolazione è - in termini probabilistici - diversa dall’altra e se tale differenza non è associabile ad una definita patologia a che cosa può essere dovuta?