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DOVE SONO LE MONDINE D'ANTAN?

Nel preciso momento in cui mi dispongo a ricordare - poiché questo lavoro mi tocca - affiora alla mia mente un verso strano: "où sont les mondines d'antan?". L'istigatore è naturalmente François Villon ("où sont les neiges d'antan?"), e io mi guardo dal cercare il termine francese corrispondente a mondina perché certo non esiste, e in ogni caso suonerebbe male: nettoyeuse de risière, pensa la sconcezza. Invece mondina è termine gentile, giusto come il suo significato, che è di donna o fanciulla che strappa le erbacce dalla risaia. E uso l'indicativo presente ma sono a mia volta fuori dal tempo, così che mi conviene parlare secondo presente storico. Mondina è dunque colei che monda il riso; ma anche qui, a essere pignoli, si dovrebbe dire che monda la risaia, l'operazione di mondare il riso essendo propriamente quella di spartire sulla tafferia, o basletta, i chicchi buoni da quelli imperfetti, male sbramati, ancora neri di lolla o addirittura presi dalla ruggine... Mondariso, dunque, da cui mondina... in premonda e monda piena nei tempi antichi; poi in trapianto e monda nei tempi recenti. Dicesi premonda l'operazione di pulizia nella risaia: via tutte le erbacce: pronto il picciepuccia a ricevere la semente. Spunta in pochi giorni il riso ma le erbe estranee minacciano di sopraffarlo, di togliergli nutrimento e farlo stentare. Così si procede alla monda vera e propria: che avviene a cavallo di maggio e giugno e può essere ripetuta due-tre volte finché il riso prevale in solitudine, e si avvia a spighire per agosto-settembre, a maturare per ottobre inoltrato. In tempi recenti, s'inventa il trapianto. La semente di riso si mette a giacere nei vivai e quando la piantina è sui venti centimetri si ficca manualmente nel picciepuccia della risaia: e si unisce in mazzetti di quattro-cinque, lasciando spazio fra un mazzo e l'altro. Si tenta invano d'inventare la macchina giusta per trapiantare e mondare. La macchina non riesce a soppiantare la mondina, che procede a far i mazzetti e a ficcarli nella terra poltigliosa. Quando i trapianti sono attecchiti, si entra a mondarli: e sempre schiena curva si deve fare l'uno e l'altro lavoro, il piede affondato nella melma, l'acqua fino al polpaccio, le reni in fiamme per quella positura da supplizio orientale, le mani screpolate e ruvide per il continuo passare dal sole all'acqua, alla terra molle, e poi ancora dalla terra molle nel quale si sono infitte le piantine già sradicate, al sole per prenderne altre...Non appena impallidisce la notte, giù dalla branda, e via alla risaia. Il fattore ha già caricato i mazzi da trapiantare: e adesso strepita perché abbiano a sbrigarsi le donne. Il trambusto è notevole, e così il chiacchiericcio, addirittura il vociare. Volano invettive, domande maliziose, insinuazioni feroci. "La sera leonesse, la mattina coglionesse", ironizza il fattore fingendosi sdegnato. Ma si sa che la stagione di monda è un'evasione felice. La insofferente schiava di ogni giorno vince il grigio tabù della famiglia cattolica e s'invola per la campagna di monda. Non una sola che smammi, ribellandosi apertamente, bensì comitive intere: e questo fa sì che i timori dei padri e dei mariti siano ancor meno plausibili. Vanno a faticare in pianura, anche più di cento chilometri lontano. Staranno via quaranta-cinquanta giorni. Guadagneranno giornate più alte che in qualsiasi altro lavoro di campagna. Si controlleranno fra loro (me raccomandi): avranno al ritorno un gruzzolo, si faranno la dote (in parte), in ogni caso porteranno a casa denaro fresco e, secondo tradizione, anche la loro scorta di riso (ovviamente dell'anno prima). Hai capito, amico? La monda è lavoro penosissimo: però ha i suoi vantaggi. Ti togli dalla noia del tuo villaggio: parti senza aver l'aria di scappare dai genitori troppo severi o dal marito troppo esigente e burbero, se non spietato. La libertà si paga, purché sia tale per davvero. I reni delle montanare sono di ferro. Non insegnare alle donne come si soffre; insegnale piuttosto come si gode! L'agricoltore ha preparato le brande nel granaio: i pasti sono sicuri e persino abbondanti. Ci si mette in piedi al primo chiarore del giorno ma si finisce anche presto: facciamo dalle cinque alle tredici. Poi si mangia, si dorme, si salta nella roggia per un bagno: s'indossa l'abito buono e si aspetta il cavaliere. Alle porte d'una cascina di miei amici lomellini, un cartello di schiettezza mirabile: "Si accettano solo motorizzati". Chi non ha che la bicicletta dei poveracci, per favore stia al largo: oppure s'indirizzi alle vecchie di bocca buona: le giovinotte vengono scelte ma a loro volta hanno il diritto di scegliere. Dove andiamo? A Garlasco c'è il dancing con l'orchestra; a Gambolò a Robbio a Mede o dove so io si balla con l'elettrogrammofono e l'altoparlante. L'automobile è il massimo; la moto si accetta con qualche trepidazione. Durante il ballo si beve qualcosa; si mangia addirittura una pizza, un risottino. Poi, l'immensa pianura si spalanca buia e accogliente davanti a noi. In termini puramente poetici si può parlare di camporella: e naturalmente di amore. Nascono relazioni d'una labilità che incoraggia qualsiasi approccio. "Signorina, permette un ballo?" "Ma se sono venuta qui con lui què ... " "In moto?" "Sì, perché?" "Noi abbiamo la Giulietta". "Allora passate domani sera". Del tutto libera sono, lavoro, campo del mio: e adesso con felice sfacciataggine mi scelgo uno meglio (che da parte sua ha già scelto me). L'eterna Venus vagans consuma le sue smanie a notte fonda. E magari è tramite di passaggi microbici che non c'entrano con la monda del riso. Poi si pagherà curvando la schiena sull'insalubre mollime della risaia. Le compagne meno stanche terranno ritmi da aguzzine vendicative: la sera leonesse, la mattina coglionesse. Come sempre i sentimenti più veri sono dettati dall'invidia e dai suoi contrari! La stagione di monda è una pacchia memorabile; una vacanza giuliva anche nella fatica più bestiale. Togliete quel cartello che può irridere a noi. Che cosa sono queste bassezze banali? Il padrone ha dei tori che irrazzano - a pagamento - tutta la plaga: si confonde facile la d con la t. Siamo di scarsa cultura: "me ci ho la quinta classe; e me l'avviamento, porcelloni che siete". La stagione felice della monda; e i tori non c'entrano brisa. Primavera romba inquieta nel sangue annunciando la piena estate. Gli alberi hanno foglie mature ma ancora tenere di verde. Il grano è stato appena mietuto e sull'aia si ricordano gli strepiti delle trebbiatrici. Aleggia una polvere densa, di misterioso odore afrodisiaco. I fossi e le rogge vengono inondati d'acqua abbondante per l'immediato bisogno della risaia. Muggiti e nitriti degli animali accendono fremiti impensati. Ma soprattutto eccita la libertà dalle pastoie della morale bacchettona, del pettegolezzo gratuito, paesano, meschino, ammorbante. E qui, sissignori, si accettano solo motorizzati. Sei venuto al campo e hai studiato morfologia preparandoti all'approccio. Che stupido a non vedermi! Oppure: che presuntuoso sei a crederti buono per una come me. C'è la bullaggine dell'atleta in queste ragazze che la fatica non riesce a sderenare. Anche trapiantare mazzetti di piantine è agonismo. I padroni ci fanno calcoli precisi. E semmai stanno attenti a controllare quelle che esagerano: ma loro figlie non sono: e ai propri figli raccomandano di non esagerare nel fargli fare agonismo anche la sera...Sotto questi abitini di cotone o di rayon può bramire una baccante impensabile a prima vista. E quell' altra che ci ha la faccia larga della montanara, portata ad erotica si può impreziosire come nessuno immagina. Insomma, l'uomo non è soltanto lupo per l'uomo; è qualcosa di meglio per la donna. Una gaia spensieratezza si propaga di cascina in cascina. La campagna di monda non costa nulla e dà risultati anche superiori alle speranze di una giovinotta con la testa sulle spalle. Saper scegliere fingendo di venire scelte, ecco il busillis. Ma anche nella campagna più sperduta si fanno i giochi della vita. Li indovini dalle occhiaie che cerchiano di azzurro anche gli occhi più innocenti. Se davvero hai speso bene la tua serata, provati a cantare. I ritornelli si sprecano; voci d'inaudita violenza fanno rabbrividire lo specchio della risaia ancor vergine. Passo a passo si avanza. Ogni poco, una sosta per rassettarsi la veste mal rimboccata (e magari per massaggiare senza farne mostra le reni al calor bianco). Un urlo improvviso per l'apparizione d'una biscia che serpeggia fra troppe gambe: di che hai paura, sciocchina? Non sai che le bisce d'acqua non mordono? Magari è una balla fiorita: magari il magasso palustre ti può far secco se gli dai noia: ma non è già così tonto da mettersi dietro a una rana in posti simili, tanto scoperti! Comunque, ogni pretesto è buono per divertirsi: anche lo strillo d'una bambinaccia che ha dato i suoi bravi morsi la sera prima: o l'invettiva d'una curiosa che ha avuto minor fortuna. Poi, le barzellette: scollacciate in giusta misura: e i primi pettegolezzi sulla campagna di monda (mi raccomando la d). Alla fine qualcuna trova marito; qualche altra torna a casa con tanto imbarazzo di pancia da non potersi più concedere ai balli delle sagre. Chi è stato? Di certo un mascalzone. Ma chi? Vai a trovarlo! A chi tocca tocca come la maledizione della strega (a m'ha guardè 'na stria). Ma questi sono i così detti casi-limite. Quando la monda finisce, un altro raccolto aspetta a casa nostra: e anche cimare granoturco e scartozzare pannocchie sembrerà un lavoro da nulla. La sera, anche stanche, ricorderanno la bella e verde pianura sulla quale non folleggiava soltanto l'estate. Di anno in anno, passa la giovinezza e s'indurisce la schiena. Importante è poter ricordare senza rimpianti. Importante è crearsi un'attesa. Non si sa mica, veh, quando finisce una vita. L'anno venturo, al dancing, mi voglio fare un moroso serio, di quelli che magari si sposano, alla fine. Ma per sposarsi, già, non ti puoi divertire come le altre.

Ecco com'era la monda quando si usava il trapianto. Adesso, coi diserbanti, si semina di nuovo. Le ragazze restano a casa, e debbono cercarsi altre evasioni.

Gianni Brera