MA LA SUA VOCE E' STATA UN PARADISO DI BUGIE
Repubblica — 29 settembre 1984 pagina 39 sezione: SPORT
SOLIDO bevitore di vino e di whisky, Nicolò Carosio aveva minacciato di
lasciarci da almeno quindici anni. Vi è riuscito ora, e quasi in silenzio. Aveva
sconfitto la cirrosi con una disinvoltura sicuramente superiore a quella del
radiocronista, che pure era grandissimo. Viveva ormai in disparte, travagliato
da risentimenti sindacali che nessuno avrebbe mai osato supporre, in un calmo
longilineo della sua stazza. Era siciliano (e la sua faccia lo garantiva) ma
vantava una madre inglese: in un momento di confidenza ebbe a rivelarmi che era
di Cipro, dunque soltanto suddita degli inglesi. La sua voce era tersa e priva
di cadute isteroidi. Incominciò a far radiocronache quando ormai i cieli d'
Europa e d' America ne erano pieni fino all' assordimento. Inseguiva la palla
con una ostinazione superiore ad ogni sospetto. Non si consentiva - forse non ne
sarebbe stato capace - il minimo giudizio tecnico. L' orecchio dilatava in noi
le immagini, facilitate da quella specie di battaglia navale che Nick disputava
in assolo da una porta all' altra. Ricordo di avere strabiliato a volte
sentendolo iniziare il racconto di un' azione azzurra improvvisamente interrotta
da un gol che era segnato dagli avversari. Riscontri visivi non erano possibili:
a noi bastava entusiasmarci per le molte vittorie dei nostri prodi. E quando
sconfitta era, ciccia a tutti quanti. La voce di Nick si arrochiva fino al
dispetto. Spiegazioni tecnico-tattiche non ne venivano mai. E del resto erano
inutili. Sulle ali dell' entusiasmo o del dispetto, la nostra felice ignoranza
prosperava con quella di tutti. Provate, di grazia, a rivedere una cronaca dei
due Mondiali vinti dall' Italia negli Anni Trenta: se riuscite a capire com' è
andata, fatevi conoscere dal povero autore d' una "Storia critica del calcio
italiano". Ve ne sarà molto grato. Trionfava su tutto e tutti l' idea di Roma e
del duce. La voce del Nick era quella dell' aedo felice e fremente. Come tanti
protagonisti degli Anni Trenta, mi sconcertò per la pochezza del suo senso
critico. L' avvento del transistor segnò la sua drastica decadenza. Spettatori
con radiolina all' orecchio sentivano il Nick e seguivano la partita: il Nick
arrancava penando dietro alla palla: anche i fiati, ahi, venivano meno. Ma
soprattutto gli era fatale il nuovo andazzo: gli spettatori lo coglievano spesso
in castagna e lo minacciavano rudemente. Per legittima suspicione, le ultime
apparizione del Nick furono sempre confortate dalla presenza dei carabinieri.
Passò alla Tv e fu ancora peggio. Nacque l' incredibile e festoso "quasi gol"
che esilarò le moltitudini. Il Nick era aedo vincente e mai perdente. Nato per
raccontare epiche vittorie, l' esito contrario lo aduggiava fino al dispetto. Il
fegato adusato schizzava bile traverso un coledoco dilatato a pipeline. Rimane
ancor oggi classico un suo teleresoconto effettuato da Glasgow. L' Italia di
Mondino Fabbri difendeva gagliardamente 00la propria porta in attesa del
contropiede risolutore. La Scozia veniva molto elegantemente contenuta: il Nick
esaltava a gran voce il modulo all' italiana, già glorificato sul campo dai
trionfi di Pozzo. Vennero mancati gol facili sotto la porta scozzese. Infine,
partì un terzino destro che l' ala Barison trascurò di seguire: il terzino
arrivò a tiro mentre tutta l' area si andava gremendo di gente: sbottò un destro
basso e maligno che sfiorò mille gambe e s' infilò nell' angolino. Così,
inopinatamente, la Scozia si portava in vantaggio. Un' ora e un quarto di
magnifico calcio difensivistico venne di botto cancellato da quell' infortunio
pietoso. Il Nick trasecolò allora quanto bastava per ricordarsi di aver
osteggiato a suo tempo il dirizzone difensivistico del calcio azzurro (in fondo,
una involuzione utile nei confronti del modulo pozziano): quindi, apriti cielo!
Il povero Mondino dovette sentirne di orribili: tutti gli italiani allibiti
ascoltarono l' ultima filippica di una "voce" secondo la quale, se Cadorna
avesse subito marciato su Vienna, la guerra mondiale sarebbe durata sei mesi e
non quattro anni. Credo sia stato questo il capolavoro del Nick gloriosamente
sopravvissuto a se stesso. Da ultimo era bello e patetico come i suoi molti
ricordi. A Varsavia, durante un accanitissimo scopone, salì dal mezzanino per
andar a prendere un rinforzo di scotch in camera sua. Uscì dall' ascensore
tenendo la bottiglia sull' avambraccio come un fantolino adorato. "Ehi, Nick,
vieni!" gridammo. E lui: "No, debbo andare dai miei amici". "Ma siamo noi!".
"Ah, bene!" esclamò virando immediatamente verso la nostra tavola. Ora che se ne
è andato, il nostro cuore trema all' insorgere di un sospetto maligno: che il
fantasioso Omero di tante battaglie sotto le Porte Scee abbia cantato anche la
nostra giovinezza, ahimè, da tanto tempo perduta. Caro vecchio Nick, ti sia
lieve la terra. - di GIANNI BRERA