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NUM DAL "TLA"
(Gianni Brera)

Essendo provato che l'uomo nasce incendiario e muore pompiere pian piano i miei orizzonti sono andati a tal punto restringendosi da ridursi in quel palmo di terra che sapete. Viaggio molto (purtroppo), sfacchino molto, di moltissime cose debbo parlare e scrivere: ma un po' troppo sovente mi avviene, in questi ultimi tempi, di sentire dire con sarcasmo dagli amici che sì, a Pavia è un'altra cosa. La conversazione verte sull'arte? Eh, a Pavia!...Sulla civiltà? Eh, i Pavesi.... Sulle condizioni economiche? Eh, Pavia è la più ricca provincia d'Italia. I Pavesi non rubano nè uccidono (sono agli ultimi posti nelle statistiche della Polizia). Pavia è poi tale città che la sua bellezza va capita ma grande è senza dubbio. Le avole dei Pavesi sono state... intellettualizzate in almeno dieci secoli di tradizioni universitarie mitteleuropee (perciò, vero brera?, voi Pavesi siete tutti in gamba). E via ironizzando.
Pare che alla mania del palmo di terra non sfuga nessuno e me ne consolo: infatti gli amici, per essere tali, non vanno oltre l'affettuoso sfottò. Piuttosto, mi colgono in castagna nello sport.
Credo di sapere perchè Pavia non ha mai reso nello sport all'altezza delle sue possibilità razziali ed economiche, ma fa comunque specie rilevarlo. Nel ciclismo, le vecchie glorie. Nela ginnastica, le ragazze (e non sempre). Nel canottaggio, i rematori di veneta, che han battuto i Veneziani sul Canal Grande nel lontano '98 - o giù di lì. Nel calcio, Fortunati e lui soltanto, con una metamorfosi ...agonistica che ha fatto in verità più scandalo che meraviglia. Il Pavia malandato che paga a punto, e i giocatori che più non perdono una partita, e salvano la squadra, e quest'anno addirittura comandano il campionato.
Io non voglio sapere come vada, e neppure mi chiedo se convenga al Pavia di ascendere in B (il senso della misura dovrebbe essere il forte dei... Fortunati). A me basta che il tifo - mio - si giustifichi. Infatti, qualche banale creatura s'incontra sempre che accusa lo scriba di propendere per l'una o l'altra delle grandi squadre italiane. "Mument", io eccepisco allora nel perentorio dialetto "del paese là dove il tla suona": "mi tegni pral Pavia", e chiudo tanto "a" da far pensare che una vocale inesistente nell'alfabeto italiano ci sia rimasta dai padri.
Chissà perchè, quando affermo questo gli insinuatori sorridono?
Tegni pral Pavia, non per l'Inter nè per il Milan. Tengo per la squadra del mio pais, comunque vada. E voi non ci crederete - insisto - che la squadra del mio paese andò a giocare a Monza dopo un veglione, e in cielo evoluiva intanto un aereo, sicchè a quello guardò specialmente il portiere. Furono diciassette a zero: un record scherzevole, che non fa nemmeno vergogna ma, in certo modo, orgoglio a quei filosofi che noi siamo. Tengo per il Pavia se retrocede e se va in B (come potrebbe benissimo, se vi gioca la squadra di Lodi).
Siamo qualcosa nell'ambito nazionale e in qualsiasi branca della vita civile: nello sport vivacchiamo da filosofi. Fuori d'Italia, un solo paese ci somiglia in questo: la Svizzera. Penso ad Armin Scheurer che potrebbe superare i 4,50 nell'asta e gioca portiere di calcio nel Bienne; a Naccio nostro che potrebbe raggiungere i cinquanta metri nel disco e disputa invece il campionato di pallacanestroo lancia il martello; a Livio Agradi che nuota "un poco" e poi va in barchetto con la ragazza; a D'Anna che studia Medicina e sta sul ring come un professionista ma preferisce cantare in gola come Armstrong: penso a tutti gli Svizzeri e a tutti i Pavesi matti che riuscirebbero nello sport se non lo praticassero da veri sportivi: ai salti in lungo di Carini e ai lanci di Zemi, ai pugni di Cattaneo e ai cesti dei Rolandi.
Credo di sapere perchè Pavia non ha mai reso nello sport all'altezza delle sue possibilità razziali ed economiche: infatti non ho mai conosciuto gente che sapesse di sport come i Pavesi. Ci san fare su una barba e sull'acqua, su una pedana ti tiro e in un campo di pallacanestro, sotto una porta di calcio e su un ring. Ma troppo seria è forse questa gente per fraintendere il significato della parola sport. L'etimo è chiaro: deriva dall'italiano diporto. E se la pavese Trebisonda Valla, di Frascarolo, vuol vincere un'Olimpiade, sotto altri cieli deve trovare un tetto. Se il pavese Mangiarotti, di Broni, vuol mettere al mondo degli schermitori olimpici, a Milano deve emigrare. Se Piola, di Robbio, vuol diventare campione del mondo, a Vercelli deve sciupare le prime suole. A Pavia lo sport è qausi sempre un diporto autentico. Non per nulla i più forti caccia-pescatori d'Italia sono pavesi. Fra una fucilata e un lancio, che si possa guardare tranquillamente gli aerei, se così ci garba di fare. Altrimenti, che razza di sportivi saremmo noi del "tla"?