L'idea è
quella di stadi privati e a detta delle Federcalcio multiuso e funzionali per tutta la
città.
Ma cosa comporterà questo in termini economici per i tifosi? Aumenteranno i prezzi come
è avvenuto in molti stadi europei? E ci saranno più spazi per i vip e meno per i
tifosi?...
Vedremo, per il momento pare che l'orientamento sia questo.
Notizia tratta dall'Arena di Verona del 17 luglio 2002
L'attuale crisi del calcio ha più sfaccettature: la mancanza di fantasia nel gioco,
l'eccessiva commercializzazione, gli arbitraggi sempre sotto accusa, incassi in
preoccupante ribasso e tifosi in fuga. Ma sul futuro di questo sport, troppo ricco per
troppi anni, gonfiato a dismisura dalle follie di mercato di molti dirigenti, oggi aleggia
la grande crisi economica. Il pozzo di San Patrizio, rappresentato dai diritti televisivi
sembra essersi improvvisamente prosciugato, la quotazione in Borsa non dà garanzie
perché legata ai risultati e alla posizione in classifica più che alla solidità
dell'azienda. La Lega Calcio, allarmata per la situazione generale sta studiando come
salvare capra e cavoli ed il primo passo è diretto verso il sistema anglosassone che
prevede investimenti nel campo immobiliare od altro per garantire ai club un reddito
elevato. Uno di questi investimenti dovrebbe essere l'acquisto da parte delle società
calcistiche dello stadio per modificarlo in un complesso polivalente con una serie di
attività commerciali che costituirebbero la fonte di guadagno. È un'operazione che in
alcuni Paesi d'Europa già funziona con buoni risultati, come in Inghilterra. Ma per
l'Italia tale operazione sembra piuttosto difficile perché non esiste uno straccio di
legge che dia delle direttive e consenta di superare la muraglia burocratica che
attualmente si frappone tra il dire e il fare. A questo punto la Lega Calcio ha deciso di
passare ai fatti e presentare una legge che regoli l'acquisizione da parte dei club degli
stadi attualmente di proprietà dei Comuni, per la maggior parte dei casi, e favorire la
costruzione di nuovi complessi con caratteristiche polivalenti capaci di rivalutare anche
zone urbane di solito depresse. L'incarico di preparare questo studio ed elaborare la
legge quadro la Lega Calcio lo ha affidato ad una società veronese: la Stadium Service
dei fratelli Mazzi, specializzata in strutture polifunzionali a 360 gradi.
"È un incarico non soltanto progettuale, ma una richiesta di creare una nuova
filosofia sull'uso e la funzione dello stadio in un contesto urbano"- spiega Alberto
Mazzi, il quale ha seguito l'evolversi del disegno legge e ha curato il progetto di
trasformazione dello stadio delle Alpi che la Juventus ha già comprato dal Comune per 50
miliardi di lire.
Salvo poche eccezioni una città ha una sola squadra professionista che gioca in casa ogni
15 giorni per cui lo stadio è poco utilizzato ma le spese di manutenzione sono ingenti e
a carico della comunità essendo proprietario il Comune. Inoltre, le zone dove sorgono gli
stadi sono periferiche e un po' depresse.
La nuova legge, già pronta, corredata in uno specifico studio sulla fattibilità e sui
vantaggi che apporterebbe ai Comuni e agli imprenditori, consentirebbe alle società
calcistiche di investire a lungo e medio termine in redditizie attività commerciali,
attraverso la gestione dello stadio privatizzato e trasformato in un grande centro servizi
in una zona riqualificata da un nuovo sistema di viabilità studiato e proposto nel
progetto e dalla maggior ricchezza prodotta dalle attività commerciali e uffici ospitati
nel nuovo complesso.
"Il nostro progetto per lo stadio della Juventus è stato molto apprezzato perché
con il semplice spostamento del terreno di gioco verso una delle due tribune laterali,
sacrificando soltanto la pista di atletica, quasi mai usata, si ricavano 30 mila metri
quadri di spazi commerciali", continua Mazzi. "Nella nuova struttura sono
previsti 13 sale cinematografiche, un enorme centro di fitness, tremila metri quadri per
la ristorazione, sale multimedia con giochi, negozi, uffici e attività varie oltre ad un
museo della Juventus. Proprio per la riqualificazione urbana e per togliere il problema
della manutenzione degli stadi alle amministrazioni comunali, l'Associazione nazionale
Comuni italiani è favorevole alla legge per la privatizzazione, ritenendo l'operazione un
vantaggio per tutti. Una risoluzione analoga a quella di Torino sarebbe possibile anche
per il Bentegodi".