SU QUESTE STRADE PIENE D' AMORE...
Repubblica — 12 ottobre 1985 pagina 29 sezione: SPORT
TERRA pudica madre Lombardia / Come l' inverno la spoglia / Si ammanta di nebbia
azzurrina. Tre versacchiotti in cauto delirio, con l' eufemismo come piuma
variopinta sul cappello da bravo. Un grande bassaiolo a nome Cesare Angelini mi
fregò questa immagine gabellandola per sua timida ipotesi. Sarebbe stato prete
Cesare, un magnifico plasmatore di dialetto toscano-lombardo se non fosse nato
in piena Cattolandia, dove tuttora i Bernanos si mandano al rogo. Febbraio
febbraietto, la vìola di tra l' erba ancor timida d' è fossi ad erge l' arguto
capino. Egli così masturbava sillabe toscane, meritando la nostra ammirata
pietà. Lo penso in cielo, a mettere in bella copia l' epistolario con il duca
Gallarati Scotti sulle supposte fregole del Manzoni, noto maniaco sessuale. Io
prendo posto in una macchina giusta, e tengo il taccuino sulle ginocchia. Il
generale Marion Fossati - mio fratello carnale in questo delirante Macondo -
ringhia improperi a qualcuno troppo basso per renderli credibili. Lo conosco: è
emozionato. Il sole ci abbandona per dispetto. Il lago comacino è una lama di
piombo. Mi diverte solo una prospettiva: che dal suo aereo assedio si affacci
Giovannino Clerici sudato per virili faccende, per esempio spaccare legna. Nè
trovo a vista la casa miliardaria che fu stalla di sua nonna, sotto Brunate.
Manca Marion Soldati con il sigaro tra le labbra rassegnate a non succhiarlo.
Questa sera finiremmo a Lèzzeno - Crotto del Misto - senza più trovarvi il gioco
delle bocce. Ora partiamo. Istantaneo ricordo di Carlin, pittore avarissimo. Ha
ritratto un gruppo di corridori nell' imminenza del via. Anticipava senza sapere
l' iperealismo: resta il suo unico quadro. Mi sottraggo al becero fervore dei
raduni. Gente con stipendio da public relations men gira battendo manate su
spalle odorose di imbrocation. Gli occhi dei ciclisti si fingono lontani per non
destare sospetti chimici. Il filetto di bue galleggia in un orcio grinzoso che
gli anàtomi chiamano tuttora stomaco. Fra poco tornerà al rumine evocando
bislacche immagini bovine. Il ciclismo non è banale ginnastica isometrica solo
perchè l' orecchio interno è costantemente tenuto a vigilare sull' equilibrio.
Si pedala in corsa da comignolo a comignolo come usano, senza rete, nei paesi
più poveri. I mozzi sgrillettano monotoni concerti di grilli padani a fine
maggio. Non più di mezzo palmo separa una ruota anteriore da quella posteriore
di uno che è nel vento. Vortica verso il basso in fruscio ossessivo di seta
gommata. I muscoli del pedalante ribollono ipertrofici in proporzione diretta
con la classe: più sono plebei e più fanno bitorzoli. Eppure ti sei commosso,
Gioann a questo epos di popolo vissuto in acre sudore. Poi, il romanticismo è
stato premuto e soffocato in orridi sacchetti di plastica. Ogni giorno pernici
al confessore impiccione; ogni giorno una classica al voglioso cronista di
quell' epos. Invano grido e scrivo insolenze. Il generale getta la feluca e
nasconde il capino sotto la mitria vescovile. Non è più semplice diacono: è
avviato al trono di San Pietro. Ai margini, un compattissimo tunnel di carne
briantea intronata di siffoli panici (i Firlinfoeu, i Fregamuson). Terra pudica,
madre Lombardia? Ciappel sott! Il sole è vietato dal nostro iniquo destino. I
forestieri debbono sagrare, non invidiare. In fondo è saggezza antica, questa
nostra di nasconderci a tutti. La punta di Bellagio si disegna inimmaginabile o
quasi nella fitta foschia. Su per valle d' Intelvi ritrovi lo spirito e la
martella dell' Antelami, che fra' Salimbene ammirava al lavoro nel Battistero
parmense (e si tace delle prodezze vercelline). Ci si allontana dal lago più
bello del mondo con la tecnica del volovelista che picchia per meglio impennare
subito dopo nel vento. Meschinità di scoprirsi seduti mentre sgrugnano con odio
per sè e per il mondo alcuni pochi miliardari in mutande. Il soprassella - leggi
culo, professore - brucia come un monito o addirittura un castigo. Non vedrai le
Grigne ringhiare nell' acquivento (udirle è impossibile: vanno indovinate). Qui
si allenarono i favolosi "Pell e Oss" del più autentico epos popolare di
Lombardia. Notizia: Walter Bonatti sta per raggiungere l' estate patagona:
scriverà fervidi poemi sulla solitudine. Io guato alle Grigne con rispetto e
superstizioso timore. Sono nato a 59 metri sul livello del mare. L' unica altura
era il lettone di mia madre, che la legittima suspicione voleva imponente perchè
non lo tracimasse la piena di Po. Il periplo del lago in direzione nord. Colico.
Il monastero di Piona. Qui nei millenni si vararono a valle i solenni ghiacciai
di Valtellina. Ritorno a sud per l' erta di Esino. Il Resegone, nostro nome
indigete, ci guarda corrucciato di sopra Lecco (dal celtico Lake, maledetti). Il
ponte che vedete verso Pescarenico è lo stesso che edificò Azzone Visconti. Noi
cerchiamo il Ghisallo, che sta al ciclismo come l' oracolo di Delfo al
politeismo greco. Qui si librava quale ieratico airone (quei colpi d' ala lenti
e meditati) il Faustin dallo sterno di uccello. Bartali invocava Santa Teresa e
pregava con la convinta acredine di un bestemmiatore abituale. Invano il sottile
Fiorenzo lo pregava di non mortificarlo in salita: di risparmiarsi per potersi
unire a lui nell' inseguimento. L' airone volteggiava verso il piano e gli altri
dietro, a gomme distanti e nemiche. Un giorno passò la dama e fece stolido
gomitello a Fiorenzo, notoriamente cattivo come l' aglio. L' airone stava
scendendo sul Vigorelli. Fiorenzo sentì montare la bile verso l' alto e
invadergli l' anima accesa d' odio. Ne uscì una diossina vindice e perversa.
Venne invitato certo Darrigade a dividere il festino. L' airone pianse,
puntualmente giocato sul colpo di reni. Nessuno gli disse che Fiorenzo aveva
espirato diossina dalle nari, come i draghi alitavano zolfo. Poi l' airone morì
e tutti piangemmo con la impoetica misura dei più sagaci al mondo nel consumare
vendette. Terra pudica, madre Lombardia? Ma in quali fumetti, grande e
misericordioso Iddio! Nella foschia corriamo adesso, il reuma ed io. La
Lombardia ha molte arcane istituzioni. Lombardia, amore mio. - di GIANNI BRERA