I tifosi e Calisti
05/10/2008

Crisi Pavia calcio Di chi è la
colpa
Avevamo capito già tutto a metà agosto, dopo una piccola illusione legata alle
primissime, positive amichevoli. E non perché siamo geni del calcio, ma
semplicemente per esperienza. Avevamo capito che anche quest’anno il Pavia non
sarebbe andato da nessuna parte.
Per settimane e settimane abbiamo sopportato i ritornelli della dirigenza:
«Questa è una buona squadra, non certo da ultimo posto, e farà un campionato
dignitoso» oppure: «Abbiate pazienza, la squadra è ancora in fase di
assemblaggio, ci sono tanti giovani». Ora basta con queste stupidaggini figlie
di incompetenza, autoconvincimenti e presunzione.
La verità - quella peraltro sotto gli occhi di tutti - è che il Pavia, pur
avendo in organico un fuoriclasse per la categoria, Benny Carbone, e altri
giocatori di valore, è una squadra costruita male, senza equilibrio, senza
logica, e con un reparto difensivo inquietante. Per di più, nelle mani di un
tecnico che si sta dimostrando assolutamente non all’altezza, con l’aggravante
di aver partecipato attivamente alle scelte di mercato in estate. Non sarebbe
giusto, però, dare le colpe principali a Mangone, che ha iniziato a fare
l’allenatore da pochissimi anni, e nemmeno a Zanchi, che a soli 24 anni si è
trovato ad affrontare, per la prima volta, il mercato di un club
professionistico, mettendoci - non ne dubitiamo - impegno ed entusiasmo.
Crediamo che le responsabilità maggiori siano del presidente ed azionista di
maggioranza, Armando Calisti, la cui ormai conclamata carenza di entusiasmo -
con conseguente politica di risparmio estesa, ahinoi... su tutto il
risparmiabile - sta affossando da tre anni a questa parte una realtà sportiva
che, sotto la reggenza di suo padre, era invece arrivata ad alti livelli.
Quale altra società professionistica decide di rinunciare alla figura del
direttore sportivo per affidare il mercato a un dirigente giovanissimo ed
inesperto, con tutto il rispetto per Alessandro Zanchi? Quale altra società
professionistica vara un progetto-giovani senza avere né direttore sportivo né
osservatori per andare a scovare e studiare, con attenzione ed oculatezza, tali
giovani?
Quanto alla squadra attuale, dove si vuole andare con una difesa del genere? Già
l’anno scorso tale reparto si era rivelato lacunoso, ed in estate è stato
addirittura privato del suo elemento migliore oltre che più duttile, De Stefano,
e di uno stopper affidabile per la categoria qual è Belotti. Entrambi, per di
più, non sostituiti. Si è puntato su Fogacci come guida della difesa, ma
Alessandro è il primo ad innervosirsi e a deconcentrarsi nelle difficoltà,
dunque a questi livelli non può prendere per mano il reparto. Dietro mancano
come il pane un vero centrale-leader, un terzino sinistro degno di questo nome e
un terzino destro, soprattutto dopo il grave infortunio occorso a Stefanini.
Lo ribadiamo: la grande colpa di questo sfacelo è di Armando Calisti e, a
cascata, della dirigenza tutta. Che fa finta di non accorgersi che, dinanzi ad
un’Edimes con un progetto finalmente serio, e ad una Riso Scotti ambiziosa sin
dalla sua nascita, il Pavia Calcio è rimasto la barzelletta sportiva di Pavia.
Tre famiglie miliardarie - Calisti, Zanchi, Lazzaretti - che, fino ad ora, hanno
assistito impassibili all’inabissamento della squadra. Con presunzione ed
orgoglio sconfinati. E senza rispetto alcuno per la città e per chi, come noi,
ama infinitamente il Pavia.
Matteo Montagna, Roberto Montagna, Paolo Paruchini, Luca Risi, Marco Gerli,
Marco Salvadeo, Erik Giansanti, Matteo Blonna, Gabriele Napoli, Leonardo
Costantino, Bruno Pirini, Felice Dilieto, Pietro Palmieri, Maurizio Senatore,
Ivan Melzi, Gianluca Tartini, Claudio Cozzi, Claudio Dell’Acqua, Stefano Massari,
Massimo Barbetta, Roberto Ragazzoni, Giorgio Ragazzoni, Stefano Ragazzoni,
Franco Ragazzoni, Sandro Covi, Marco Cera, Marco Faccioli, Fabio Bozzi, Stefano
Minoia, Giorgio Arrigo, Marco Caverzaschi, Daniele Ceretti, Davide G., Francesco
B., Antonio G., Angelo M., Mario F., Gianni N., Pino B., Franco G.
Pavia
26/10/2008
Pavia, Calisti difende le
scelte
Il dg ai tifosi: «Siamo i primi a essere arrabbiati, ci mettiamo tanti soldi»
«Troppo facile criticare ora, in estate in tanti erano più ottimisti di me»
CALCIO SECONDA DIVISIONE - LA POLEMICA
di Luca Simeone
PAVIA. «Troppo facile criticare adesso, ma in estate c’era nei tifosi un
ottimismo superiore al mio. Noi siamo i primi a essere arrabbiati per i
risultati, anche perché nel Pavia ci mettiamo i soldi, e tanti». Armando Calisti
premette di non voler replicare alla lettera pubblicata ieri dalla «Provincia
pavese» e firmata da una quarantina di tifosi che criticano la società e
soprattutto lui: si parla di «incompetenza e presunzione», di «carenza di
entusiasmo» che «affossa» il Pavia, di «mancanza di rispetto per la città», di
Mangone come «tecnico non all'altezza» e di Zanchi come «dirigente giovanissimo
e inesperto», e infine , sul piano tecnico, di una «difesa inquietante» che ha
perso De Stefano e Belotti. «Voglio solo precisare alcune cose - dice -
anzitutto da 10 anni nulla è cambiato perché mio padre è sempre presidente, io
direttore generale e Alessandro Zanchi direttore amministrativo (fino
all’assemblea societaria che dovrebbe sancire i nuovi incarichi, ndr). In ogni
caso io soltanto sono il responsabile delle scelte, compresa quella di Zanchi».
Ingegner Calisti, nella lettera si usano parole pesanti verso la società e in
particolare nei suoi confronti.
«Non voglio rispondere a questa come ad altre contestazioni, mi interessa solo
precisare alcune cose. Credo che ci sia un malinteso di fondo: noi abbiamo il
nostro stile e non è vero che ce ne freghiamo del Pavia, al contrario. Non siamo
però una società “ultras”, che grida, che vuole apparire sui giornali, che dà la
colpa a questo o a quello. Ma ovviamente siamo i primi a essere arrabbiati visto
che di soldi ce ne mettiamo tanti. Ci prendiamo le responsabilità delle scelte
che facciamo, poi come è sempre successo interveniamo in base ai risultati. Ma
il problema vero è che da due o tre anni le cose sono cambiate».
Cioè?
«Il mio ultimo figlio non viene più allo stadio per non sentire gli insulti. E
gli altri due, che ormai sono grandi e sanno guardare ai conti, mi continuano a
chiedere: “Papà, ma chi te lo fa fare?". Vorrei ricordare che in questi anni
sono scomparse otto piazze calcistiche ben più importanti di Pavia, e
altrettante sono a rischio».
Non c’è nessuno interessato a entrare nella società?
«Ci sono stati interessamenti molto vaghi, per non dire inesistenti. Ma tornando
alla campagna acquisti, non abbiamo certo pensato di affossare il Pavia. A
nostro avviso la squadra è stata fatta bene e rifarei tutto. Poi è chiaro che è
semplice criticare dopo. Uno dei nostri obiettivi era portare un certo numero di
nostri giovani in prima squadra, ma non abbiamo mica fatto una Berretti».
La difesa è nel mirino, sono andati via due giocatori importanti come Belotti e
De Stefano.
«Belotti ha fatto bene, ma abbiamo deciso di ringiovanire la rosa puntando su
altri, mentre De Stefano in realtà ha giocato solo una quindicina di partite. E
poi non dimentichiamo che abbiamo tra i nostri giovani uno che è in nazionale
under 20 di categoria (Acerbi, ndr). Sono convinto che in estate abbiamo fatto
scelte oculate».
Nessun pentimento?
«No, rifarei tutto. E’ troppo comodo criticare ora».
Avete anche fatto a meno di Tarantino come ds.
«Negli anni passati ci è capitato di fare bene senza ds e viceversa, il punto
non è quello. Abbiamo fatto delle scelte che difendiamo a spada tratta,
dopodiché vedremo adesso come intervenire. In estate l'entusiasmo dei tifosi era
superiore a quello che avevo io, che sono prudente: mi sembrava di aver fatto
una buona squadra, ma aggiunsi che poi bisognava vederla alla prova del campo».
Si fa anche il raffronto con altre realtà sportive cittadine: l’Edimes, la Riso
Scotti, che vanno bene.
«Mi fa piacere per loro, anzi mi auguro che vadano sempre meglio. Ma sono altre
realtà, con altre cifre. Non comparabili con quelle del calcio».