TORNA A FIORIR L' INDUSTRIA DEL PALLONE...
Repubblica — 08 settembre 1985 pagina 1
INCOMINCIA oggi il campionato maggiore di calcio. Ha quasi un secolo, ormai, e
non ritengo sia necessario sottolinearne qui la portata emotiva. Interessa tutti
gli italiani in patria e fuori. E' considerato, ancor oggi, il più elevato del
mondo sul piano spettacolare e tecnico. Muove un' infinità di miliardi e fa del
calcio qualcosa come la decima azienda in un paese che pure occupa il settimo
posto nell' industria mondiale. Certo, è arduo parlare di industria a proposito
di pedate. Più logico sarebbe considerare il campionato uno spettacolo sportivo
dal quale è fortemente intrigato il vecchio particolarismo italico, cioè la
regione o addirittura il campanile. Questo singolare fenomeno implica pressioni
di parte che il tifo non basta sempre a giustificare. Tuttavia, contrariamente a
quanto si sostiene per luogo ormai comune, la violenza è un aspetto affatto
secondario nell' esercizio pedatorio nazionale. APENSARCI, in questo dopoguerra,
un solo caduto ha causato l' uso di armi improprie in uno stadio; l' altro
delitto è stato commesso fuori, per un raptus gratuito, di delinquenza comune.
Ora, che le calche di milioni di italiani con i gomiti nel costato del prossimo
abbiano causato due sole vittime in quarant' anni è fatto per vero dire
straordinario. Ma certo, ripercorrere i luoghi comuni è facile e, alla lunga,
persino piacevole. Che ci rimetta uno sport importante come il calcio, sul quale
si regge l' intero olimpismo nazionale, sembra non avere importanza alcuna:
naturalmente, per chi non è sportivo. Venendo al lato tecnico della questione
dirò che la mia seduta tecnomantica per lo scudetto mi ha suggerito il Napoli.
Non si può far però credito unicamente alla sorte, perchè le squadre da abbinare
ad una carta io le avevo scelte e non altri. Così, sarò più serioso e mostrerò
di prendere le pedate secondo pericoloso buonsenso. Purtroppo, ripeto, ripeto,
il calcio è logico solo a posteriori. Vincesse davvero il Napoli, potremmo dire
poi (preciso: poi) che Napoli era la sola grande città protagonista a non avere
mai vinto uno scudetto, e quindi era lo stesso calcolo delle probabilità ad
imporre un certo ottimismo nei confronti della sua squadra. Inoltre, esalteremmo
San Diego Maradona come si merita un campione della sua elettissima stoffa, e
ancora canteremmo le laudi di Ottavio Bianchi, piccolo grande lombardo legato
all' inflessibile pragmatismo della sua gente: quindi, lotta iniziale con i
troppi poeti del tifo napoletano, prediche sul volere e non posso, sul
difensivismo italico e sulla convenienza di far sempre rischiare gli avversari,
illudendoli di dominare il campo. Altri elogi toccherebbero naturalmente a Italo
Allodi, don Italo sotto il tacito Vesuvio, specializzato in ricerche di
prestigio e di simpatia. Ovviamente, con gli occhi ben aperti sulla realtà,
dobbiamo anche tener conto di Garella, i cui miracoli sono stati già troppi; di
Bagni, così facile a cadere in trans agonistica; di Pecci, felicemente indotto a
meditare dalle straordinarie doghe sulle quali si posano le sue ossute e carnose
caviglie. Quindi, sul piano strettamente tecnico, atteniamoci alla tradizione e
alla realtà. I nomi da fare sono quelli sempiterni della Juventus e dell' Inter.
Secondo un logico avvicendamento in vetta, tutti dicono Inter. L' Ernest
Pellegrini ha speso quasi venti miliardi per influire su queste voci a lui
grate. Si è già segnalato per uno splendido dirigente, appassionato e civile: se
davvero l' Inter vincesse, non saremmo noi soli a dircene lieti. La squadra di
Castagner promette molto. La difesa è di quasi tutti nazionali in un paese che
ha sempre avuto i difensori più forti del mondo. Sentiamo parlare di certe
svagatezze di Zenga, sregolato e geniale come un cascatore che si rispetti.
Confidiamo in lui proprio perchè meritano fiducia i suoi compagni d' area. I
quali per altro renderanno in misura proporzionale all' impegno difensivo del
centrocampo (Brady, Tardelli, Baresi I), cui sarà tenuto a dare pie' forte il
magnifico Aouita Fanna. Le due punte sono di fama mondiale e di tal classe da
giustificare quella fama. La Juventus è forse più forte degli anni scorsi
(quelli mancati, si intende). E' senza dubbio Platini-dipendente ma l'
interessato non vuole che si dica: tiene molto ai mondiali come capitano della
Francia e quindi lesinerà - si teme - le proprie preziosissime energie: se
fallirà la Juventus, non vorrà tutta per sè la colpa. Ma il Trap è un saggio e
Boniperti si avvia a sicura santità. Sulla carta, i dubbi sono pochi. Tacconi è
matto, come è giusto che sia un portiere, e quando commette ciste sgradevoli
cerca scuse anche banali: il povero Bizzotto, che ha preparato Zoff per anni, è
stato chiamato in causa dopo una certa papera fiorentina: e giustamente ha preso
cappello. Se il Trap ha riso, Boniperti no: ma nessuno lo ha sentito sibilare al
telefono. Segue gli esempi insigni del direttore sportivo, avvocato Giovanni II?
Tacconi avrà comunque una multa: e se perseverasse, tornerebbe in panchina. Il
Verona merita simpatia e stima. Bagnoli ha indotto le diligentissime figlie a
condurre studi statistici sul destino delle provinciali vittoriose per una volta
in campionato. Ha ottenuto responsi chiari e inequivocabili: se i veronesi non
ci vogliono credere, tanto peggio per loro. I transfugae di Milano e di Napoli
non sono per ora sostituibili. Vignola va dimostrando che gli entusiasmi di
Platini per lui erano del padrino pretenzioso ("perchè non lo mettete in
Nazionale?", protestava con Bearzot: il quale, buonissimo uomo, senza mordere
più del cannello della pipa rispondeva: "Incominciate a farlo titolare voi!").
Verza ha miglior tocco di Fanna ma solo a veder correre il suo predecessore
perderebbe lena e coraggio. Gli altri campioni hanno ruggini spesse nelle gambe.
Non si vince un campionato senza pagare. Viani diceva che i campioni laureati
perdono il torneo seguente per mera presunzione: non voleva ammettere, lui,
ex-pigerrimo pedatore di ventura, che la stanchezza potesse contare molto sui
suoi allievi. Comungue, Bagnoli è uomo capace di miracoli onesti: se pronuncerà
il suo "Lazzare, veni foras", sarà per vedere il Verona uscire veramente dall'
avello. La Sampdoria alterna prodezze a gigionate orrende, e Bersellini si
arrabbia molto: certo, ha capito che è la maccaia a giocare certi scherzi, però
non vorrà ammetterlo mai, perchè qualcuno non abbia a servirsene di scusa. Gli
elementi per creare la grande sorpresa non mancano alla Sampdoria e neppure al
clima di Genova, che a volte respira alpino come qualsiasi città padana. La Roma
sembra resuscitata ed Eriksson se ne gloria: un po' meno il critico Pruzzo, alla
gelosia del quale non vorremmo credere (ma come!?, si vanta così abulico,
distaccato, superiore, e poi si allarma se un giovanotto riesce a goleare più di
lui?). Del Napoli si è detto. Fiorentina, Torino e Milan costituiscono un trio
sbarazzino e perciò molto simpatico. Il Torino si è già superato l' anno scorso
e Radice ha tutta l' aria di credere che ce la faccia anche quest' anno. La
Fiorentina ha gettato la zavorra brasiliana e veleggia leggera in attesa che
rientri Antognoni. Il Milan aspetta Rossi e Hateley. Intanto Virdis compie
prodezze strabilianti: avesse anche un minimo di scatto, il fiero Massimissa
sarebbe di classe mondiale certa. Non ha torto Lidas di aspettare che maturi in
lui una grande mezz' ala da rifinitura. E' che Massimissa, aggiunto a Wilkins e
Di Bartolomei, fa molto "gamba-di-legno", il glorioso trenino delle campagne
milanesi: se il centrocampo cade in minoranza sul ritmo, anche la difesa deve
pagare conti non suoi. Sulle partite di apertura, in programma oggi, poco da
dire (per via dello spazio che resta e di quanto ha già rivelato la Coppa
Italia). Fondata sulle classifiche dell' anno scorso, la consueta gerarchia
della domenica segnala un pimpante Fiorentina-Sampdoria e un rispettabile
Udinese-Torino. Inter e Juventus hanno avversarie decenti, dunque da rispettare.
Il Milan visita la Bari subito dopo che l' ha devastata la Roma: contento Bruno
Bolchi di aver convinto i suoi poverelli a non farsi più illusioni, loro e i
tifosi, fin troppo inclini al sogno. Il Verona viene collaudato dal Lecce e il
Napoli dal Como. Una splendida partita potrebbe riuscire Atalanta-Roma. Tutte
però si equivalgono al primo avvio di palla. Che la domenica venga a lungo
ricordata per il buon calcio promesso e mantenuto. Auguri. - di GIANNI BRERA