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VI PREGO: DATEMI UNA SQUADRA DI ORFANI
(E. Vendrame)

Oggi, dopo aver allenato la squadra giovanile del Pordenone per tre anni e quella del Venezia per uno, mi prendo cura dei ragazzi della Sanvitese.
Soltanto i giovani potevano ancora tenermi legato a quello che resta di questo scoppiato mondo del calcio perchè, a differenza dei grandi, se tu non li freghi, loro non ti fregano mai!
Purtroppo oggi viviamo in una società "non modello" dove conta soltanto chi sta in cima e dove tutto è classifica e anche dai ragazzi si vorrebbe tutto e subito senza dargli il tempo di maturare.
Sicchè diventano le vittime naturali del pantano che i grandi gli hanno preparato.
Per questo ho sempre pensato che quando un allenatore a livello giovanile non fa danni è già un buon allenatore!
Però i ragazzi che nel loro percorso incontrano me hanno un culo della Madonna! E lo dico senza alcuna presunzione.
Innanzi tutto, fin dal primo giorno, io per loro sono soltanto Ezio. La parola "mister" è un muro di difesa costruito dagli adulti che hanno paura di confrontarsi e che io ho abolito da sempre. E poi lavoriamo con il pallone divertendoci sempre, perchè alla loro età deve essere così, altrimenti è meglio smettere subito.
Da loro pretendo che giochino con entusiasmo, che aiutino i compagni, che liberino la fantasia rispettando ogni decisione arbitrale e, a volte, anche la stupidità degli avversari.
Cosa importa se poi si perde una partita?
Affanculo pressing, squadra corta, fuorigioco e diagonali. Ci sputo sopra agli inventori di queste cagate!
Il calcio vero è un'altra cosa, ha un'anima che almeno a livello giovanile dovremmo salvaguardare!
A loro dico che a 14-15 anni è normale farsi le seghe e se trovano una ragazza che collabora è ancora meglio!
Casomai è chi non se le fa che è malato e non è giusto che giochi.
E la domenica, quando abbiamo dato tutto e siamo a posto con la coscienza, dobbiamo sempre accettare anche la sconfitta, senza alcun dramma, perchè il gioco del calcio è soltanto un gioco: una piccola cosa della vita.
Non dobbiamo stare male più di tanto quando perdiamo una partita, ma quando perdiamo un affetto, o quando deludiamo qualcuno che ci ama!
Ma tutto questo loro lo capiscono subito.
Sono gli adulti che non comprendono a cominciare dai genitori.
Per questo motivo sogno da sempre di allenare una squadra di orfani!

(da "Se mi mandi in tribuna, godo", Ezio Vendrame, Edizioni Biblioteca dell'immagine, 2002)